
La vera lettura dei Tarocchi di Marsiglia non è un’immersione psicologica, ma la decodifica rigorosa di un sistema linguistico rinascimentale.
- La direzione degli sguardi, i colori e la disposizione degli elementi formano una grammatica visiva con regole precise, non un invito all’interpretazione soggettiva.
- Le carte numerali (i cosiddetti Arcani Minori) si leggono attraverso la numerologia e l’analisi geometrica, non tramite le scene illustrative tipiche dei mazzi moderni.
Recommandation: Per una lettura autentica e oggettiva, è necessario abbandonare l’approccio psicologico moderno e studiare la struttura originaria del mazzo come un codice da decifrare.
Nel vasto universo della cartomanzia, chi si avvicina ai Tarocchi di Marsiglia spesso lo fa con un’aspettativa forgiata da decenni di cultura pop e approcci New Age: quella di trovare uno specchio dell’anima, un catalogo di archetipi junghiani pronti a svelare i recessi dell’inconscio. Questa visione, per quanto diffusa, rappresenta tuttavia un profondo anacronismo storico e metodologico. Molti studiosi e praticanti si arenano nel tentativo di applicare concetti psicologici moderni a un sistema iconografico concepito nel Rinascimento, generando letture vaghe, soggettive e spesso insoddisfacenti per chi cerca una risposta strutturata.
La frustrazione di non trovare una coerenza interna, di dipendere eccessivamente da un’intuizione « spirituale » o da manuali che proiettano significati posteriori al mazzo, allontana molti puristi. L’idea che ogni carta sia un mondo a sé, un simbolo da interpretare liberamente, tradisce la natura stessa del sistema marsigliese. Ma se la chiave non risiedesse nell’interpretazione psicologica, bensì nella decodifica di una vera e propria lingua? Se i Tarocchi di Marsiglia non fossero un oracolo da « sentire », ma una « macchina pensante » con una sua logica interna, una grammatica visiva e geometrica?
Questo articolo si propone come un manifesto per il ritorno alle origini, dimostrando come l’approccio corretto al mazzo marsigliese sia di natura filologica e strutturale, non psicologica. Adottando questo paradigma, la lettura si trasforma da un atto di divinazione soggettiva a un’analisi oggettiva basata su regole precise. Esploreremo come la direzione degli sguardi, la predominanza dei colori, la geometria delle carte numerali e il posizionamento degli Arcani creino un linguaggio coerente, capace di fornire risposte chiare e contestualizzate, fedeli allo spirito con cui questo straordinario strumento è stato concepito.
In questa analisi, decostruiremo i luoghi comuni dell’interpretazione moderna per riscoprire la logica rigorosa che governa il mazzo. Attraverso un esame dettagliato della sua struttura interna, vedremo come ogni elemento, dal più piccolo dettaglio cromatico alla relazione spaziale tra le figure, contribuisca a un significato preciso e verificabile.
Sommario: Analisi strutturale dei Tarocchi di Marsiglia
- Perché la direzione in cui guardano i personaggi svela le relazioni nascoste tra le carte?
- Rosso, blu o giallo: cosa indica la prevalenza di un colore nella tua stesa marsigliese?
- Come leggere i « pip cards » (bastoni, coppe…) che non hanno disegni scenici ma solo numeri?
- L’errore di applicare la psicologia freudiana a un mazzo nato nel Rinascimento
- Dove posizionare il Matto in una stesa per capire se il consultante sta fuggendo o iniziando?
- Perché le Rune offrono consigli più diretti e meno psicologici rispetto alle carte?
- Perché gli Arcani Maggiori descrivono esattamente le fasi della tua crescita personale?
- Come usare i 22 Arcani Maggiori per mappare la tua attuale fase di vita?
Perché la direzione in cui guardano i personaggi svela le relazioni nascoste tra le carte?
Uno degli errori più comuni nell’approccio ai Tarocchi di Marsiglia è considerare ogni carta come un’entità isolata. Al contrario, il mazzo funziona come un sistema relazionale, e la chiave per decifrare queste relazioni è la « sintassi dello sguardo ». Le figure non sono statiche, ma interagiscono tra loro creando un dialogo visivo che costituisce la vera spina dorsale della lettura. La direzione in cui un personaggio guarda non è un dettaglio casuale, ma un indicatore preciso di azione, passività, connessione o rottura. Uno sguardo rivolto a sinistra (la posizione del mazzo da cui si pesca) indica tipicamente un legame con il passato, l’origine, ciò che si sta lasciando. Uno sguardo a destra, invece, proietta la figura verso il futuro, l’obiettivo, ciò che deve ancora accadere nella stesa.
Questa semplice regola trasforma una fila di carte in una narrazione dinamica. Quando due personaggi si guardano, creano una « linea di forza », un’interazione diretta che diventa il punto focale dell’interpretazione. Se una carta ne guarda un’altra che a sua volta guarda altrove, si stabilisce una gerarchia di influenze. Figure come la Giustizia o il Mondo, che guardano frontalmente, rompono questa sintassi per interpellare direttamente il consultante, ponendo una domanda o presentando un risultato finale. Come evidenzia l’analisi di esperti come Francesco Guarino, questa grammatica visiva eleva l’interpretazione da un atto intuitivo a un’analisi strutturale logica e coerente.
Comprendere questa dinamica permette di mappare le forze in gioco in una stesa. È possibile distinguere chi agisce (sguardo attivo) da chi subisce (sguardo passivo) e identificare le « triangolazioni »: quando due carte guardano verso una terza, quest’ultima diventa la chiave di volta, la soluzione o il risultato del dialogo tra le prime due. L’analisi degli sguardi è il primo passo per abbandonare l’interpretazione basata su parole chiave e accedere a una comprensione sistemica della risposta dei Tarocchi.
Rosso, blu o giallo: cosa indica la prevalenza di un colore nella tua stesa marsigliese?
Se gli sguardi definiscono la sintassi, i colori costituiscono il vocabolario emozionale ed energetico del mazzo marsigliese. Anche in questo caso, l’approccio rigoroso rifugge da interpretazioni generiche (rosso=passione, blu=calma) per abbracciare un codice cromatico strutturato, con radici nell’alchimia e nella filosofia rinascimentale. Ogni colore ha una funzione precisa e la sua prevalenza in una carta o in un’intera stesa fornisce un’indicazione oggettiva sullo stato energetico della questione analizzata. I colori non sono decorativi, ma informativi. Il rosso, ad esempio, legato alla sfera terrestre, non indica solo « passione », ma rappresenta l’energia attiva, la massima espressione, la forza manifestata nel mondo materiale. Una stesa dominata dal rosso può indicare un momento di grande azione, ma anche di crisi o conflitto, la fase alchemica della Rubedo.

Al contrario, il blu/azzurro appartiene alla sfera celeste e denota ricettività, spiritualità, pensiero e passività. È la matrice primordiale, l’attesa, la contemplazione. Una prevalenza di blu suggerisce una fase di introspezione o di accumulo di energia, non ancora espressa. Il giallo, anch’esso celeste, simboleggia l’intelligenza attiva, la coscienza, l’illuminazione e l’oro spirituale (la Citrinitas). Altri colori come il rosa carne (l’umano, l’incarnazione) e il verde (la natura in crescita o in putrefazione) aggiungono ulteriori livelli di lettura. Come specificato da alcune analisi, esiste una chiara divisione tra colori della sfera celeste e terrestre.
Nei tarocchi di Marsiglia i colori bianco, azzurro, blu, giallo e arancio appartengono alla sfera celeste, mentre verde chiaro, verde scuro, nero e rosso alla sfera terrestre. Si trovano poi anche il color carne e il viola: il primo legato all’uomo fisico, il secondo alla spiritualità e alla visione più alta.
– Il Tre di Coppe Tarot, Analisi del colore nei Tarocchi
L’analisi cromatica permette di valutare rapidamente la « temperatura » di una stesa: è attiva (rosso) o passiva (blu)? Consapevole (giallo) o istintiva? Questa valutazione oggettiva fornisce un contesto fondamentale prima ancora di analizzare le singole figure.
| Colore | Sfera | Fase Energetica | Significato Alchemico |
|---|---|---|---|
| Rosso | Terrestre | Massima espressione/crisi | Rubedo – cottura finale del processo |
| Blu/Azzurro | Celeste | Ricettività/contemplazione | Matrice ricettiva primordiale |
| Giallo | Celeste | Illuminazione/comprensione | Citrinitas – oro spirituale |
| Rosa carne | Umana | Fase iniziale non formata | Incarnazione dello spirito |
| Viola | Spirituale | Integrazione suprema | Unione degli opposti |
Come leggere i « pip cards » (bastoni, coppe…) che non hanno disegni scenici ma solo numeri?
La vera linea di demarcazione tra un approccio moderno e uno tradizionale ai Tarocchi risiede nella lettura degli Arcani Minori, o « pip cards ». Mazzi come il Rider-Waite-Smith hanno introdotto scene illustrative per ogni carta (es. un uomo che piange su tre spade), rendendo l’interpretazione narrativa e psicologica immediata. I Tarocchi di Marsiglia, al contrario, presentano una struttura puramente geometrica e numerologica. Un « Tre di Spade » è esattamente questo: tre spade disposte secondo uno schema preciso. L’assenza di una scena non è una mancanza, ma un invito a un livello di lettura più astratto e rigoroso.
La lettura di queste carte si basa sulla combinazione di tre fattori oggettivi:
- Numerologia: Ogni numero rappresenta uno stadio archetipico del processo. L’1 è il potenziale puro, il seme; il 5 rappresenta la crisi e il cambiamento; il 10 è il completamento del ciclo e il risultato.
- Elemento del seme: Ogni seme governa una sfera dell’esistenza. Le Coppe si riferiscono al mondo emotivo e relazionale; i Bastoni all’energia, alla creatività e al fare; le Spade al pensiero, al conflitto e alla decisione; i Denari alla materia, al corpo e ai risultati concreti.
- Geometria della carta: La disposizione degli elementi non è casuale. Forme aperte o triangolari suggeriscono espansione; forme chiuse o quadrate indicano stabilità, ma anche blocco; linee che si incrociano possono rappresentare un ostacolo.
L’interpretazione nasce dalla sintesi di questi tre livelli. Un « Tre di Coppe » non è una « festa tra amici » come in altri mazzi, ma la combinazione di « 3 (sintesi creativa) + Coppe (emozioni) + geometria aperta », che si traduce in « una creatività emotiva che si espande e genera qualcosa di nuovo ». È un metodo che richiede studio, ma che restituisce un’oggettività impossibile da ottenere con le letture sceniche. In effetti, studi accademici confermano che le 56 carte degli Arcani Minori seguono precise regole geometriche, formando un sistema coerente. Dettagli come le foglie che crescono verso l’alto (spiritualizzazione) o verso il basso (concretizzazione) aggiungono un ulteriore strato di precisione a questa affascinante macchina semiotica.
L’errore di applicare la psicologia freudiana a un mazzo nato nel Rinascimento
L’abitudine di leggere i Tarocchi attraverso la lente della psicologia del XX secolo (freudiana, ma soprattutto junghiana) è forse il più grande anacronismo che affligge la cartomanzia moderna. Proiettare concetti come « inconscio », « archetipo », « complesso » o « ombra » su un sistema iconografico nato in un contesto neoplatonico e alchemico rinascimentale è un’operazione intellettualmente problematica. Questo approccio non solo forza i simboli a dire ciò per cui non sono stati creati, ma oscura la loro funzione originaria: quella didattica e filosofica. I Tarocchi di Marsiglia non sono stati concepiti per essere uno strumento di introspezione psicologica, ma una mappa del cosmo e del percorso umano al suo interno, basata su una logica strutturale.

Applicare la psicologia moderna è come tentare di analizzare un’architettura gotica con i principi del cemento armato: si perde completamente il senso della struttura. L’Imperatore non è una « figura paterna » da analizzare in termini di complesso edipico, ma la rappresentazione della funzione archetipica della stabilità, del potere temporale, della costruzione nel mondo materiale. L’innamorato non rappresenta l’indecisione psicologica, ma il bivio filosofico, la necessità di una scelta che definisce un percorso. Come sottolinea la studiosa Barbara Malaisi, l’approccio corretto riporta il mazzo alla sua vera natura.
Contro il luogo comune che vede nei Tarocchi un cialtronesco strumento per la previsione del futuro, l’approccio corretto li riporta alla loro originaria funzione narrativa e didattica rinascimentale, al loro essere contenitori e attivatori dell’immaginazione, straordinaria testimonianza di un Rinascimento che non smette di stupire.
– Barbara Malaisi, Il Tarot spiegato a mia figlia – eum edizioni università di macerata
Scegliere un approccio filologico e strutturale significa rispettare l’integrità storica del mazzo e accedere a un livello di comprensione più profondo e oggettivo. Significa usare i Tarocchi non per chiedersi « cosa sento? », ma per domandare « come funziona il sistema e dove mi trovo io al suo interno? ».
Dove posizionare il Matto in una stesa per capire se il consultante sta fuggendo o iniziando?
Il Matto è la carta più enigmatica e, non a caso, quella più soggetta a interpretazioni psicologizzanti, spesso ridotto all’archetipo del « viaggio dell’eroe » o del « folle creativo ». In un’ottica strutturale, tuttavia, il suo ruolo è molto più preciso e funzionale. La sua caratteristica principale, come evidenziato dalla tradizione dei Tarocchi di Marsiglia, è che il Matto è l’unica carta che può essere numerata 0, 22 o non numerata. Questa assenza di un posto fisso nella sequenza numerica (I-XXI) non è una stranezza, ma la sua definizione: il Matto è l’elemento che rompe la struttura, l’energia libera e non ancora canalizzata.
Di conseguenza, la sua interpretazione dipende interamente dal contesto e dalla sua posizione relativa alle altre carte. Non ha un significato intrinseco fisso, ma agisce come una « wild card » che qualifica o destabilizza ciò che lo circonda. Per capire se rappresenta una fuga o un nuovo inizio, non bisogna analizzarlo psicologicamente, ma spazialmente:
- Direzione di marcia: Se il Matto cammina verso una carta difficile (es. la Torre, il Diavolo), indica un ingresso ingenuo e inconsapevole nel caos o nella tentazione. Se si allontana da una situazione complessa, rappresenta una liberazione, una fuga necessaria per rompere uno schema.
- Posizione nella stesa: Se appare all’inizio di una stesa lineare, simboleggia l’energia grezza di un nuovo inizio, un potenziale totale ma ancora informe e non diretto. Se appare alla fine, indica la conclusione di un ciclo e la necessità di un « reset », di abbandonare i piani stabiliti per abbracciare l’ignoto e ricominciare.
Il Matto non è « buono » o « cattivo ». È semplicemente l’energia del caos primordiale che può essere sia distruttiva che generativa. Leggerlo correttamente significa osservare dove va, da dove viene e cosa tocca. È il catalizzatore del cambiamento, il cui effetto è determinato esclusivamente dalla struttura in cui si inserisce. La sua presenza ci costringe a guardare il resto della stesa per capire quale sistema sta venendo messo in discussione.
Perché le Rune offrono consigli più diretti e meno psicologici rispetto alle carte?
Per comprendere appieno l’oggettività sistemica dei Tarocchi di Marsiglia, un confronto con un altro grande sistema divinatorio, le Rune, è illuminante. Spesso accomunati sotto l’etichetta generica di « strumenti per predire il futuro », operano in realtà su paradigmi radicalmente diversi. Le Rune, derivanti da un antico alfabeto germanico (il Futhark), hanno una natura intrinsecamente oracolare. Ogni runa è un simbolo-suono (legato al canto magico, il *galdr*) che veicola un concetto specifico e fornisce un responso secco, quasi lapidario. Quando si estrae una runa, si riceve un pronunciamento diretto dal Wyrd (il destino, la rete degli eventi). Il consiglio è immediato e non richiede una complessa analisi relazionale.
I Tarocchi di Marsiglia, invece, hanno una natura sistemica. Non sono un alfabeto di concetti isolati, ma una mappa complessa di funzioni e relazioni. Una singola carta ha un significato potenziale, ma il suo valore effettivo si determina solo in relazione alle altre. Mentre la runa « parla » e dà un ordine o un avvertimento, la stesa di Tarocchi « mostra » una topografia, una mappa dettagliata di forze, relazioni, cause ed effetti. La lettura non è un responso, ma un’analisi. Questa differenza fondamentale è cruciale per chi cerca un certo tipo di risposta.
Il confronto tra i due sistemi può essere schematizzato come segue:
| Aspetto | Rune | Tarocchi di Marsiglia |
|---|---|---|
| Tipo di oggettività | Oracolare – pronunciamento secco | Sistemica – mappa complessa |
| Output | Frase lapidaria dal Wyrd | Mappa topografica dettagliata |
| Medium | Alfabeto/suono (galdr) | Sistema iconografico |
| Interpretazione | Responso che ‘parla’ | Responso che ‘mostra’ |
| Complessità | Singola runa = consiglio diretto | Relazioni multiple tra carte |
Chi cerca un consiglio diretto, un sì/no o un’indicazione precisa su un’azione da compiere potrebbe trovare nelle Rune uno strumento più efficace. Chi invece desidera comprendere la dinamica complessa di una situazione, analizzarne le componenti e visualizzare i possibili percorsi, troverà nei Tarocchi di Marsiglia un alleato insostituibile, proprio grazie alla sua natura di sistema logico e interconnesso.
Perché gli Arcani Maggiori descrivono esattamente le fasi della tua crescita personale?
L’idea che i 22 Arcani Maggiori rappresentino un « percorso di crescita » è un concetto centrale nella tarologia, ma anche qui l’approccio strutturale si discosta nettamente da quello psicologico. Non si tratta di un viaggio emotivo attraverso archetipi dell’inconscio, ma di un vero e proprio curriculum di studi sull’esistenza. Ogni Arcano Maggiore rappresenta una « stazione » evolutiva, una funzione universale o un principio che l’essere umano deve comprendere e padroneggiare per raggiungere la completezza (rappresentata dal Mondo). Questo percorso non è lineare né uguale per tutti; è possibile trovarsi a livelli diversi in aree diverse della vita.
Per esempio, una persona può essere all’altezza della funzione « Imperatore » (IV) nella sua carriera (stabile, strutturata, protettiva), ma trovarsi ancora alla stazione « L’Innamorato » (VI) nelle sue relazioni affettive (necessità di una scelta fondamentale, dualità). La crescita personale, in questa ottica, non è « sentirsi » come un Arcano, ma agire la funzione che esso rappresenta. Essere « Imperatore » non significa essere autoritari, ma saper « imperare »: definire confini, strutturare, costruire, proteggere. Essere « Temperanza » significa saper « temperare »: mediare, unire gli opposti, far fluire le energie.
I 22 Arcani formano così una mappa delle competenze esistenziali. Il primo decano (I-X) rappresenta il ciclo della manifestazione nel mondo, un percorso che ha parallelismi con i Sephirot della Cabala, dalla potenza all’atto. Il secondo decano (XI-XXI) rappresenta le prove, le integrazioni e le spiritualizzazioni necessarie per trascendere il primo ciclo e raggiungere una sintesi superiore. Comprendere a quale « stazione » ci si trova in un dato ambito permette di identificare la lezione da apprendere e l’azione da intraprendere per passare alla fase successiva, in modo del tutto oggettivo e funzionale.
Piano d’azione: Mappare il proprio livello evolutivo con gli Arcani
- Identificare l’Arcano dominante: Per ogni area principale della tua vita (carriera, relazioni, crescita personale), cerca di individuare qual è la funzione archetipica che stai attualmente agendo o che sei chiamato ad agire.
- Riconoscere la simultaneità: Accetta che si possa essere a livelli diversi contemporaneamente. Potresti essere un « Papa » (V) per i tuoi amici (guida e insegnante) ma un « Appeso » (XII) nel tuo percorso spirituale (necessità di cambiare prospettiva).
- Distinguere i cicli: Interpreta le carte dall’1 al 10 come lezioni legate alla costruzione e alla manifestazione nel mondo materiale e sociale.
- Interpretare le prove superiori: Vedi le carte dall’11 al 21 come le sfide e le integrazioni necessarie per raggiungere un livello di coscienza superiore, dopo aver completato il primo ciclo.
- Agire la funzione, non « sentirsi » la carta: Il punto cruciale è tradurre l’Arcano in un verbo. Se la tua carta è l’Imperatore, la tua lezione è « strutturare ». Se è la Forza, la lezione è « padroneggiare » gli istinti.
Da ricordare
- La lettura dei Tarocchi di Marsiglia è una decodifica strutturale basata su regole precise, non un’interpretazione psicologica soggettiva.
- La direzione degli sguardi, i codici cromatici e la disposizione geometrica degli elementi formano una grammatica visiva che è la vera chiave della lettura.
- Gli Arcani Minori (pip cards) si interpretano attraverso la sintesi di numerologia, elemento del seme e analisi geometrica, non tramite scene narrative.
Come usare i 22 Arcani Maggiori per mappare la tua attuale fase di vita?
Una volta compreso che i Tarocchi di Marsiglia costituiscono un sistema logico e strutturato, diventa possibile utilizzarli non solo per rispondere a domande specifiche, ma per creare una vera e propria mappatura esistenziale. Utilizzare i 22 Arcani Maggiori per questo scopo significa trasformarli da strumento divinatorio a strumento diagnostico e strategico. Esistono metodi di stesa specifici, derivati da questa visione strutturale, che permettono di ottenere una fotografia chiara e oggettiva della propria situazione attuale. Questi metodi evitano l’interpretazione isolata delle carte per concentrarsi sulle dinamiche e sulle architetture che esse rivelano.
Un metodo efficace è la cosiddetta « stesa dell’Architetto ». Questa stesa non si limita a prevedere, ma analizza la struttura portante della vita del consultante. Si utilizzano carte specifiche per rappresentare:
- Le fondamenta: Cosa c’è alla base della situazione attuale? Quali sono le risorse stabili o i problemi radicati?
- I pilastri: Quali sono le forze di sostegno? Chi o cosa aiuta a mantenere in piedi la struttura?
- I muri: Quali sono i limiti, le protezioni o gli ostacoli che definiscono lo spazio d’azione?
- Il tetto: Qual è l’obiettivo finale, la protezione spirituale o il potenziale più alto da raggiungere?
Un’altra tecnica potente è la « Ruota Astrologica », che dispone dodici Arcani in un cerchio, associando ogni carta a una delle dodici case astrologiche (identità, finanze, comunicazione, famiglia, etc.). Questo non richiede conoscenze astrologiche approfondite, ma usa la struttura delle case come un framework per analizzare ogni settore della vita attraverso la lente degli Arcani. Questo approccio sistemico, che considera l’insieme delle 78 carte come un sistema completo documentato nella storia dei Tarocchi, permette di identificare non solo i problemi, ma anche le risorse e le strategie per evolvere. L’obiettivo è passare da una domanda passiva (« cosa mi accadrà? ») a una domanda attiva (« data questa struttura, quali sono le mie prossime azioni logiche? »).
Per intraprendere un percorso di lettura che sia fedele alla tradizione e intellettualmente rigoroso, il primo passo consiste nell’abbandonare le sovrastrutture psicologiche e tornare allo studio del sistema. Procurarsi una riproduzione fedele di un mazzo storico e analizzarne la grammatica interna è l’unica via per ottenere risposte che non siano proiezioni dei propri desideri o paure, ma il risultato logico di una macchina simbolica di straordinaria coerenza.